ACQUE TRASPARENTI  Di Gianluca Farnesi

Introduzione

Spesso, acque trasparenti e filtri erbai sono l’habitat ideale ad ospitare grossi esemplari di carpe. Questi ambienti, però, richiedono un approccio di pesca molto curato ed uno spiccato spirito di osservazione. Sarà necessario, quindi, adottare strategie ed accorgimenti particolari per riuscire ad essere in pesca il più precisamente possibile.

Nella stragrande maggioranza dei laghi e delle cave, acque trasparenti equivale a dire fitti erbai, in quanto i raggi solari riescono a penetrare fino al fondale, consentendo il processo della fotosintesi e la conseguente crescita di svariate tipologie di alghe e piante acquatiche, la cui varietà dipende, ad esempio, dalla profondità dell’acqua e dalla natura e composizione del fondale.

In questi ambienti si instaura una catena alimentare molto importante: il proliferare di microorganismi è veramente massiccio e ciò fa si che le carpe vivano con un regime alimentare completo e bilanciato che permette loro un accrescimento annuo in certi casi davvero impressionante.

 La scelta degli spot

La trasparenza delle acque rende sicuramente l’azione di pesca più tecnica e difficile, ma sotto l’aspetto della scelta degli spot questo fattore ci sarà di aiuto. La possibilità di riuscire a vedere il fondale ad occhio nudo, ci darà una grossa mano nel capire le rotte e i punti di alimentazione delle carpe che lasceranno chiari segni del loro passaggio.

Per scegliere gli spot dove calare le nostre lenze dovremmo osservare con cura il fondale e cercare di mappare con più precisione possibile tutta l’area davanti alla nostra postazione di pesca.

I passaggi delle carpe tra gli erbai, che a volte sono delle vere e proprie autostrade, spesso hanno una continuità intervallata da alcune zone di alimentazione dove il fondale risulterà molto duro e totalmente sgombro da alghe.

Sarà importante riuscire a capire se questi spot sono stati frequentati di recente oppure se sono stati abbandonati da tempo.

Molti segnali ci aiuteranno a risolvere questo dubbio di rilevante importanza.

Dovremmo osservare se sul fondale la ghiaia sia ben pulita oppure se abbia assunto un colore verdino; nel caso di spot non visitato da molto tempo, vedremo i primi germogli di alghe.

Ciò non vuol dire che qui non riusciremo a catturare carpe, ma, considerando che non si tratta di una rotta abituale, in questi spot dovremmo cercare di attirarle con la nostra pasturazione, rischiando di dover aspettare molto tempo prima che ciò accada.

La nostra intenzione dovrà essere invece quella di intercettare quelle zone e quei settori dove le carpe si cibano in quel momento rendendo la pesca, e quindi le catture, il più immediata possibile.

Un altro fattore importante per intuire il passaggio delle carpe sono quegli indizi che le nostre amiche lasciano durante il momento in cui si alimentano: quelle vere e proprie “musate” che troviamo sul fondale, le particelle in sospensione attaccatesi sulle alghe, i piccoli frammenti di gusci delle cozze.

In gran parte delle acque di questo genere, troveremo un grosso passaggio principale, che nel caso delle cave spesso segue l’intero perimetro, mentre nel caso di bacini più grandi comunque sarà molto visibile.

Questa vera e propria autostrada è la rotta che le carpe percorrono abitualmente nei loro spostamenti giornalieri: questo sarà un ottimo spot nel caso in cui l’ambiente che stiamo affrontando non sia sottoposto ad una pressione di pesca molto assidua.

Nel caso contrario, cioè negli ambienti molto pressati, dovremmo cercare quelle piccole stradine che si diramano da questo passaggio principale.

 Pasturazione 

Partendo dal presupposto che il sottoscritto ha un po’ la “mano pesante”, non credo molto alla strategia “10 palline sull’innesco”. Facciamo un passo indietro, al capitolo precedente quando abbiamo discusso della differenza tra ambienti pressati e non.

Nel primo caso, abbiamo detto che sarebbe probabilmente più produttivo calare le nostre insidie sulle stradine che si diramano dal passaggio principale. In questo caso mi piace creare una sorta di sbarramento lungo il passaggio con un buon quantitativo di boilies e poi seguire la stradina con qualche pallina senza però incrementare la dose sopra l’innesco.

Nel secondo caso, invece, cioè negli ambienti non eccessivamente pressati, mi comporto diversamente: lungo il passaggio principale cerco di individuare una zona dove ho potuto osservare dei movimenti (salti, bollicine dovute alle grufolate, ecc.) ed in questa porzione butto in acqua molte palline sparse indistintamente lungo tutta la zona, senza assolutamente distinguere gli spot dove andrò a calare le mie montature, anzi, al contrario, sullo spot cerco di pasturare leggermente meno per far si che la pallina innescata sul mio amo abbia maggiore possibilità di capitare in minor tempo possibile nella bocca di qualche carpa. 

Nel caso invece che si disponga del tempo e si abbia la possibilità di riuscire ad organizzare una campagna di pasturazione preventiva nel medio-lungo termine, il mio consiglio è quello di pasturare con boilies con un buon apporto nutrizionale e cercare di farle trovare alle carpe in una grossa porzione di acqua, una qua e una là, senza sottolineare con quantitativi più importanti gli spot dove intendiamo pescare.

Credo fermamente che sia più importante riuscire a condizionare le carpe ad alimentarsi delle nostre esche, piuttosto che condizionarle ad alimentarsi in un singolo spot. Questa strategia ci darà due importanti vantaggi: il primo è che, trovando le palline “dappertutto”, le carpe saranno meno sospettose e confonderanno le nostre esche quasi con il cibo naturale; il secondo è che in pesca potremmo cambiare tantissimi spot andando alla ricerca delle nostre amiche. Al contrario, se avessimo pasturato degli spot singoli e i pesci non si alimentassero in quel momento in quel preciso settore, non avremmo via di scampo e resteremmo dietro il nostro rod pod a giraci i pollici.

 

Strategie ed accorgimenti

In questi ambienti spesso capita che tornando in barca sullo spot il giorno seguente, troveremo solo il nostro innesco, mentre tutte le esche intorno saranno sparite.

È vero, possono essere stati i pesci di piccola taglia a mangiare tutto e a non rimanere allamati, perché magari il nostro innesco era troppo voluminoso, ma vi assicuro che la maggior parte delle volte sono le carpe a fare banchetto riuscendo, però,  ad evitare l’inganno.

Riusciremo il più delle volte ad accorgerci se sono state le carpe ad alimentarsi sul nostro spot osservando gli stessi indizi di cui abbiamo parlato prima (musate, erbai abbassati, particelle in sospensione).

Il fatto che questo accada dovrà farci riflettere. La mia esperienza mi ha insegnato che succede raramente che la carpa non aspiri il nostro innesco perché abbiamo deciso di tentare la sorte con boilie aromatizzata alla banana piuttosto che con monster crab (purché sia un’esca di ottima qualità), ma, al contrario, il problema da risolvere spesso è la presentazione. Probabilmente il nostro terminale è troppo visibile oppure la lenza non è ben adagiata sul fondo o forse l’innesco non è stato bilanciato con cura.

A questo punto, dovremmo cercare di correre ai ripari, utilizzando un terminale in fluorocarbon oppure un trecciato molto morbido, avendo cura di farlo aderire bene al fondo con l’ausilio di un piccolo pezzetto di pasta in tungsteno all’altezza del centro del terminale.

Spesso abbiamo trovato giovamento nell’azione di pesca in acque molto pressate, eliminando il lead core o il tubicino in pvc, sostituendoli con 4-5 metri di shockleader in fluorocarbon, e facendo scendere al momento della posa del terminale un piccolo beacklead al termine dello shockleader… ed il gioco è fatto!

In presenza di fitti erbai dovremmo evitare di usare uno shockleader di lunghezza superiore ai 4 metri perché lo stesso non è in grado di tagliare le alghe come il trecciato e fungerebbe solo come un accumulatore, rendendoci il combattimento molto difficoltoso.

Anche la scelta del piombo dovrà essere certosina, sia per quanto riguarda il peso e la forma, sia per il colore.

MIMETISMO

Per quanto riguarda poi la scelta se, tubetto si, o tubetto no, esistono in commercio materiali sempre più innovativi. Per un periodo si è tutti ritornati all’utilizzo del fluorocarbon come impiego allo shock leader, oppure al classico lead core che ha rimpiazzato per anni i tubetti in pvc. Di recente, ci si è accorti che i lead core in certe situazioni non sono proprio la scelta più azzeccata, in acque trasparenti, e determinati tipi di fondale, si notano molto, anche per il fatto che l’anima in piombo non pesa più come prima, visto che le recenti leggi europee vietano l’impiego del piombo in determinate percentuali. Quindi, una minima tensione della lenza sollevano i travi in lead core come se nulla fosse. La ricerca, e i nuovi materiali, hanno creato una nuova generazione di tubetti anti tangle, ma non sono più quelli di una volta, semirigidi e visibili sul fondale, alcuni di questi possiedono colorazioni che acquistano il grado di rifrazione dell’acqua o del fondale, facendo sparire così gli ultimi 50 centimetri di lenza madre, in ogni situazione. Altri ancora, sono addirittura impressionanti, con colorazioni diverse in base all’ambiente in cui li dobbiamo inserire, ma possiedono un peso impressionante, e sono molto morbidi. La loro grande morbidezza li adagia perfettamente su ogni avvallamento del fondale, e il loro peso elevato garantisce un affondamento perfetto, anche più dei moderni lead core.

Una cosa fondamentale e a cui dovremmo fare attenzione, dovrà essere quella di assicurarci che il piombo si sganci rapidamente dalla safety clip, facendo entrare il conetto in gomma con pochissima pressione. Nella nostra carriera di carpisti, ne abbiamo viste di tutti i colori. Addirittura, ci sono dei carpisti che legano con un filo il piombo alla clip per non rischiare di perderlo…A questo punto ci si domanda: “Perché non usate delle montature in-line, se la vostra clip non farà mai sganciare il piombo?”. Soprattutto tra gli erbai, la perdita del piombo nel modo più veloce possibile ci sarà di aiuto per vari motivi, ma il più importante è che la carpa, una volta allamata, non sentendo il peso del piombo che la farà rivolgere verso il fondo, tenderà a salire verso la superficie perché la trazione che riusciremo a fare con la nostra canna sarà più diretta ed efficace.

Un altro grande vantaggio di cui avremmo giovamento, sarà quello di riuscire ad evitare un accumularsi smisurato di alghe sulla lenza che naturalmente e in superfice sono presenti in maniera meno massiccia rispetto a quelle del fondo.

Negli ambienti molto pressati ho constatato essere molto efficace pescare più sui passaggi rispetto agli spot più ampi dove le carpe si sentono costantemente braccate da terminali insidiosi.

Il mimetismo, la precisione e la discrezione in questi ambienti sono la chiave per una sessione di successo.

                                                           

Riflessioni

La tecnologia ha fatto si che le aziende abbiano potuto sviluppare dei prodotti sempre più validi e che ci consentano di affrontare al meglio ogni ambiente e situazione di pesca.

Abbiamo notato che ci sono sempre più carpisti che utilizzano la stessa strategia e lo stesso approccio di pesca in ogni acqua che vanno ad affrontare: a mio avviso ci dovremmo avvalere di tutte le armi a nostra disposizione per riuscire a catturare le grosse carpe che nuotano ormai in acque con sempre più assidua pressione di pesca e dove difficilmente un approccio classico, scarsamente preciso e curato, ci permetterà di fare una sessione memorabile.

Oggi, fortunatamente, la nostra tecnica è in vertiginoso incremento e conta ormai nel nostro paese decine di migliaia di appassionati, ma ciò rende anche le acque italiane sempre più pressate e le nostre carpe sempre più astute.

Sarà la nostra tecnica ricercata, lo studio di una strategia di pesca razionale e non casuale, la pianificazione delle campagne di pasturazione preventiva, l’osservazione certosina di ogni segnale e di ogni movimento sull’acqua a renderci carpisti attenti e capaci di sfruttare al massimo le potenzialità delle acqua dove andiamo a pesca. A nostro avviso, è questa la chiave del carp fishing moderno.