CAPPOTTO’S ANATOMY (Analisi di un cappotto…)

Siamo nel pieno periodo di frega, e quindi in un periodo di apparente inattività alièutica, in quanto in questo mese e mezzo di stop, ci soffermiamo a pulire attrezzatura ed a ungere i mulinelli, ci si sofferma a pensare e programmare le prossime pescate, ma soprattutto ci si ferma a riflettere sui nostri insuccessi, che in gergo tecnico si chiamano cappotti. Eh si il cappotto nostro malgrado fa parte integrante della nostra disciplina, e va preso come spunto di analisi per migliorare il nostro approccio di pescare per non cercare di commettere “i soliti errori” in futuro…è facile nascondersi dietro ad un dito, dando la colpa al meteo, all’inattività del pesce, o peggio ancora alla sorte…anche se devo ammettere che ho la mia bella scorta di amuleti portafortuna…..

Il cappotto è nel 95% dei casi colpa nostra e del nostro approccio di pesca, scendiamo in dettaglio:

Il meteo:

Per carità il meteo, ha una grande influenza sull’attività del pesce, facile pescare a primavera nel periodo antecedente alla frega, facile d’estate quando un lungo periodo di alta pressione e calura, lascia il posto a una perturbazione o meglio un temporale estivo che rinfresca l’aria e riossigena l’acqua, facile quando l’autunno obbliga l’istinto del pesce a fare scorte per il lungo inverno, facile (abbastanza..) pescare quando in inverno il vento “gira” a scirocco e libeccio. Ma siccome la carpa è sempre un animale, e deve comunque alimentarsi con continuità per svolgere le proprie attività fisiologiche, questa deve per forza mangiare anche in situazioni meteo e in periodi da noi considerati sfavorevoli, sta a noi ed al nostro senso dell’acqua andarla a scovare ed invogliarla a mangiare.

Periodi Freddi e venti dal quadrante nord:

In inverno la carpa essendo un animale a sangue freddo, rallenta il suo metabolismo, ma non smette di mangiare, quindi andremo a prediligere zone di stazionamento, come legnaie alberi sommersi, rocce, e zone soprattutto riparate dai venti freddi ma ben soleggiate, se poi avremo avuto cura di pasturare lo spot con continuità sarà veramente facile fare strike, anche perché in inverno se ci pensiamo bene e SAPPIAMO dove andarle a cercare, il cerchio di ricerca del pesce si restringe di molto.

 (Ansa del Lago di Corbara riparata dai forti venti di tramontano, sulla quale abbiamo dovuto ripiegare dopo aver abbandonato Bolsena con un vento a 50 Km/h) (Afosa giornata dei primi di Luglio al lago di Montedoglio….tutto tace…tranne le cicale)

Giornate afose estive e lunghi periodi di siccità:

Il caldo afoso e persistente dell’estate, toglie ossigeno all’acqua e rende le nostre amiche molto apatiche e restie a qualsiasi tipo di abboccata, le vediamo spesso girare a pelo d’acqua, a boccheggiare in cerca probabilmente di quello ossigeno che viene meno in acqua. Quindi in questa stagione amo pescare in acque profonde di giorno e in acque basse di notte anche sotto il metro. Se poi arriva un bel temporale, le catture saranno imminenti durante e soprattutto subito dopo il termine della pioggia.

(Giornata Caldissima e umida della fine di Luglio ad Ostellato…A Nord si sta preparando un temporalese passa anche qua son carpe assicurate…)

 Autunno, giornate più fresche e carpe più affamate:

E’ stato scritto e riscritto, in quanto ormai assodato che l’autunno è il miglior periodo per fare carpfishing, sia per le catture sia per la permanenza nel luogo di pesca. Escluso casi particolari (venti freddi da nord o lunghe perturbazioni atlantiche), l’autunno regala pesci con continuità per pochi e semplici motivi il pesce è molto attivo sia per la temperatura dell’acqua molto “temperata” sia perché il pesce istintivamente tende ad alimentarsi in maniera più regolare ed abbondante, per mettere su ciccia che gli garantirà la sopravvivenza durante l’inverno. Quindi andate a pesca che il divertimento è assicurato.

 

Primavera, il risveglio dei sensi:

Dopo l’autunno la primavera, è un altro periodo ottimo per pescare, a parte lo “sciapo” marzo, che sinceramente non mi ha mai regalato grosse catture, probabilmente per l’acqua ancora fredda, ed il pesce metabolicamente ancora rallentato; Aprile e maggio invece sono ottimi, soprattutto nel periodo pre-frega, in quanto sia i maschi che le femmine della specie, si preparano alle grandi fatiche della frega, quindi con l’acqua prossima ai 16/17°, il loro metabolismo si velocizza e di conseguenza anche la fame aumenta, quindi caccia a qualche grossa femmina…

Aspetto tecnico/tattico:

Un altro aspetto che rivela una particolare importanza al fine di evitare un cappotto, risulta essere, la parte tecnica, che si racchiude in un ampio spettro che va dalla punta dell’amo all’ approccio di pesca:

Gli ami: 

A parte casi particolari, luoghi pressati e carpe grosse e diffidenti, in cui dobbiamo avere ami relativamente piccoli e leggeri (mis. 4/6), io sono sempre del parere che a parte la forma, l’amo deve essere a filo grosso e deve essere appuntito, un amo  spuntato non solo aumenta il rateo di slamate, ma fa diminuire anche le partenze, quindi ad ogni lancio o calata controllare sempre la punta dell’amo e se non buca non esitate a cambiarlo e in casi di emergenza se non è fortemente compromesso potete riaffilarlo con una piccola lima o tondino, provate a “arrotarlo” con una buona lima e sentire come “picca” provare per credere…

Le esche:

Qui si apre un mondo a se, sul quale non basterebbe un libro per parlarne …va da se che l’esca che sta sul nostro rig, è l’ultimo anello di tutta la nostra attrezzatura, questa decide in gran parte la riuscita di una cattura, quindi che si tratti di boiles o granaglie, deve essere sempre di ottima qualità, primo per il rispetto e la cura del pesce, secondo per avere maggiori chances di cattura, poche ditte del settore fanno le cose come si deve, e quindi diffidate da esche troppo commerciali, una boiles che costa a noi pescatori 5€ al kg, deve aver pur reso un guadagno a chi c’è l’ha venduta; supponiamo che tra le varie filiere che ci sono state tra produzione e vendita al dettaglio ci sia stato un margine di ricarico del 100%( e sono stato basso), questa boiles è costata a chi l’ha prodotta € 2.50/kg, quindi si capisce bene che dentro non ci possono essere farine  fresche, uova di prima qualità, ed attrattori e stimolatori di alta fascia, quindi meglio spendere un po’ di più ma affidarsi a ditte più conosciute e rinomate, anche se talvolta il prezzo alto non è sinonimo di qualità, ma purtroppo è bene non fare nomi, e comunque le ditte più serie (poche) hanno sulla confezione gli ingredienti impiegati e la data di scadenza delle boiles.

Apatia del pescatore:

Spesso vedo molti carpisti (è capitato anche a me lo ammetto), che per pigrizia arrivati  sul posto di pesca innescano e lanciano un po’ a caso, o in un punto dove si è già preso, essere troppo stereotipati alla lunga non paga,e non è detto che un punto che ha regalato catture in un determinato periodo le garantisca anche in un altro momento, ma credete meglio “perdere” una mezzora ad osservare che lanciare a casaccio, beh innanzitutto osservare ed ascoltate l’acqua, anche con l’ausilio di un binocolo, se c’è attività, come salti, rollate, bolle che risalgono in superficie, oppure fare un po’ di plumbing se non si hanno a disposizione barca ed eco,per scandagliare la zona di pesca, poi controllate sempre i vostri finali, leadcore e ami, spesso tradiscono con i pesci più belli…abbiate sempre cura di avete le frizioni dei mulinelli tarate sul giusta regolazione da combattimento, quante brutte ferrate e conseguenti slamate dovute, a frizioni lasciate “lenti” dal precedente combattimento e poi non ritarate a dovere.Quindi per trarre le dovute considerazioni il cappotto, fa parte della nostra disciplina, quindi ad ogni cappotto c’è sempre un qualcosa da imparare se siamo obiettivi e mettiamo sempre in discussione il nostro operato.

IGOR FANI Team FBI