Alle prime luci dell’alba è la canna sullo scolatoio a partire,come previsto guadagno attimi preziosi e questa volta ho la meglio su una superba reginotta che mi da del filo da torcere sotto riva,scatenandosi in diverse ripartenze prima di entrare in guadino. Il peso tra i 4/5 kg non da’ per niente merito alla forza che ha dimostrato in combattimento.... difatti la carpa è sfinità e non mi sembra il caso di causargli ulteriori stress....la slamo direttamente in guadino e dopo averla ossigenata, la guardo sprofondare in quell’acqua turchese.Intanto il tempo comincia a cambiare,minacciose nubi nere fanno capolino dalle montagne circostanti per prendere il posto di quel cielo terso che aveva fino a quel momento fatto da padrone.

La cosa non mi dispiaceva affatto,lo sbalzo termico e la pressione atmosferica avrebbero potuto portarmi qualche bella cattura anche durante l’arco della giornata. Cala anche il vento e il lago calmissimo riflette come uno specchio i colori delle sponde circostanti; non passa molto che inizia una pioggia battente che mescola le immagini e ridisegna il paesaggio. Dall’apertura della tenda,seduto al riparo sul lettino fisso il pod in trepidante attesa di una partenza, è questo il momento in cui la mente di un carpista inizia i suoi voli pindarici......immagini delle esche posate sul fondale circondate da carpe preistoriche in procinto di aspirare i nostri inganni accompagnate da mille dubbi se le nostre palline possano o meno essere correttamente in pesca...pianificazione di un eventuale corsa verso il pod su un terreno reso viscido dalla pioggia o ipotetiche scelte di ricupero tramite barca o da riva....insomma tutto meno che pensare ai problemi che ci accompagnano nella vita quotidiana. Passano le ore quasi senza che me ne accorga,ha smesso anche di piovere ma di partenze nemmeno l’ombra e il lago è tornato ad essere lo specchio di prima.Non è possibile che là sotto non si muova niente con quel cambiamento di tempo...così comincio a scrutare la superficie dell’acqua alla ricerca di qualche segnale. Poi noto delle bollate a metà tra la mia sponda e quella opposta, all’altezza del vecchio letto del fiume che avevo visto sull’ecoscandaglio....seguivano una certa linea ma c’èra qualcosa di strano perchè erano troppo continuative e sempre allo stesso posto; d’altra parte la zona era quella più profonda , interessata da un fondale morbido e oltre i 20 metri...quindi poco ideale come zona di alimentazione. Tra le tante bollate ,una bollata si distingueva particolarmente per vistosità e frequenza ed era distante circa 80 metri dalla riva.

Non restava che arrivarci sopra con la barca ed esaminare la zona con l’eco in modalità zoom. Durante il tragitto per raggiungere il punto d’interesse,l’ecoscandaglio non faceva altro che confermare gli scalini e le variazioni di fondale che avevo notato all’inizio,poi man mano che mi avvicinavo, la profondità arrivava fino a 22 metri e la linea che segnala il fondale appariva sempre meno netta. Arrivato a destinazione appare subito evidente,una colonna di bollicine che saliva in superficie....la cosa era anche visibile sullo schermo dell’acoscandaglio che la segnava a 21,6 metri. Non ho le idee chiare su cosa poteva essere,se una sorgente sotterranea o qualche tipo di gas da fondale, fatto stà che facendo plumbing ,avevo sentito che lì sotto era tutto compatto...quindi era chiaro che la pressione esercitata da quel fenomeno aveva ripulito dal fango la zona circoscritta. Non sono nuovo a catture a profondità elevate...ma rimaneva comunque un’azzardo per l’incerta natura di quelle bollicine. La canna posizionata  a 9 metri sul primo scalino,dopo la partenza iniziale conclusasi con la rottura della lenza non ha più dato risultati,quindi decido di spostare questa e  di rischiare....preparo un omino di neve 15/24 con un hipnosis frozen e impasto una palla di method intorno al piombo....se non altro la nuvola attrattiva si propagherà con maggiore velocità spinta dalla pressione della colonna di bollicine. Faccio scendere l’esca proprio a ridosso di questa e la discesa del piombo pare impieghi un eterntà per fermarsi, apro il biterunner al massimo e ritorno a riva a piazzare la canna accompagnato da mille pensieri.

La sera arriva veloce e sulle canne nessun segnale fino alle 23.00 quando a partire è la canna sotto lo scolatoio...............ferro e il pesce rimane allamato.Stesso copione della precedente cattura: recupero facile e incredibile combattimento sotto riva. Questa volta è la carpa ad avere la meglio slamandosi dopo ripetute fughe.In effetti,slamando la prima cattura avevo notato che la carpa aveva un apparato boccale alquanto pronunciato e fragile,tipico di pesci abituati ad alimentarsi su fondali fangosi morbidi .... tutto questo in netta contrapposizione con l’aspetto tipicamente roccioso delle sponde. Pazienza,vorrà dire che lavorerò maggiormente di frizione alla prossima catttura. Riposiziono la canna e ritorno in branda per cercare di prendere sonno.Il cielo è terso e puntellato da miriadi di stelle che l’inquinamento visivo non è riuscito a nascondere mentre l’aria è ritornata ad essere più mite rispetto la notte precedente,è valsa la pena esserci solo per l’ambiente che mi circonda,un posto incantevole un pò “fuori dal mondo”. Alle 5,00 della mattina è proprio la canna sotto le bollicine ad oltre 20 metri a farmi correre fuori dalla tenda...il pesce è rimasto allamato,e visto i precedenti, mi preparo alle sfuriate sotto sponda. Dopo diveri minuti di fughe e ricuperi riesco ad avere la meglio sulla mia avversaria ....una bellissima specchiotta intorno ai 5 kg finisce esausta  tra le maglie del guadino.

Come avevo pensato riguardo alla fragilità della bocca,ho la conferma delle mie supposizioni quando vedo la ferita provocata dall’amo.Sebbene la zona  interessata non sia un organo vitale,preferisco slamarla,disinfettare la ferita in guadino e rilasciarla il più presto possibile.....mi sembra la minima ricompensa per l’emozione che mi ha regalato abboccando a quella profondità e in quello spot inusuale. Senza contare che si tratta di una specchi(sarà l’unica delle sessione)  che va ad incrementare le statistiche che indicano la preferenza della specie per le Hypnosis . La giornata trascorre avara di partenze se non per un cavedano sullo scolatoio e un’altra slamata sulla canna sullo “spot sorpresa”. In definitiva l’attività delle carpe è concentrata in maniera particolare all’alba e alle ore che la precedono mentre si fa più sporadica durante tutto l’arco della giornata . Infatti l’ultimo giorno, precisamente alle 3,00 e alle prime luci dell’alba mi regala altre due carpe,delle regine  simili per taglia  e combattività, a quelle catturate in precedenza.La prima sotto lo scolatoio e la seconda sotto la colonna di bollicine a 21,6 metri.

Ho notato una grande differenza tra le esche presentate in abbinamento a squirty e junkie,l’intervallo di tempo più lungo tra una partenza e l’altra l’ho avuto proprio quando non ne ho fatto uso. Sono sicuro che altro tempo a disposizione,da dedicare ai due spot redditizi.....magari concentrando canne e pasturazione , avrebbe portato a catture di taglia superiore.....ma tutto sommato mi posso ritenere soddisfatto per i nuovi imput acquisiti visto che mi sono trovato di fronte  a delle situazioni che non mi erano mai capitate.

Pietro Cicchetti Team FBI