Inverno…questione di tattica. Parte 1

 

Siamo nella stagione più fredda della anno, e molti “carpisti” preferiscono starsene a casa al calduccio, io no, personalmente amo molto l’inverno, sia per la pace e la tranquillità delle zone di pesca, sia perché bisogna fare le cose sul serio, a partire soprattutto dall’abbigliamento ed attrezzatura (di ricovero) che deve essere al top, per passare alla sicurezza e incolumità personale, ad arrivare all’approccio e la tattica di pesca, che è importante per non dire fondamentale per avere risultati… niente quindi va la lasciato al caso, se non siete disposti a questo…tornate al via nelle virgolette di cui sopra che ci vediamo a primavera.

Abbigliamento:

In inverno come tutti sappiamo, in italia , anche a basse latitudini si hanno spesso, temperature sotto zero, neve a bassa quota, e anche quando è più “caldo” fronti piovosi di forte intensità che durano anche diversi giorni, quindi abbigliamento al top, a partire dall’intimo, calzettoni di lana e maglie tecniche, ottime sono quelle da running che tengono caldo e non trattengono l’umidità generata dal corpo, oppure per i tradizionalisti la buona e vecchia maglia di lana, più comunemente chiamata dai vecchi “maglia della salute”, ma ahime in commercio non è più cosi facile da trovare. Pantaloni imbottiti e Pile nella parte superiore, scarponi tassativamente ben ingrassati con grasso di foca: e ghette,e si questo utile accessorio che spesso vedo poco usare dai carpisti, ma che è utilissimo per non infradiciare le parte bassa della gamba, utile anche in altre stagioni, quando la mattina, la guazza bagna erba è arbusti intorno alla zona di pesca, le ghette sono migliori secondo me dello stivale a mezza coscia in caso anche di accidentale caduta in acqua.

Va da sé poi che serve, un buon giacchetto tecnico e un impermiabile. Per le notturne in tenda d’obbligo scalda collo, soprattutto per chi come me soffre di cervicale e berretto, ed una tuta termica, che permette in caso di partenza durante la notte, di compensare il gap termico tra interno ed esterno tenda. E poi portatevi dietro almeno un cambio, di tutto il vestiario sopracitato, meglio una borsa in più per il cambio che una borsa in piu di esche (in inverno servono più i vestiti che le boiles…ma questo lo vedremo più avanti nel paragrafo approccio di pesca…).

Attrezzatura di ricovero (tenda, sacco a pelo, lettini coperte):

Anche per il discorso ricovero e copertura, affidiamoci ad attrezzature che non ci piantino in asso nel momento del bisogno, tende o brolly tassativamente con doppia cellula per evitare la condensa, sacco a pelo di ottima fascia, lasciate a casa i sacchi a pelo estivi, e dotatevi di un buon sacco a pelo invernale. Di fondamentale importanza secondo il mio modesto parere, e anche avere una tenda di appoggio, dove cucinare e soggiornare nei bui pomeriggi invernali, questa non ha bisogno di avere doppia cellula in quanto deve proteggerci, da eventuali acquazzoni, vento e umidità, per non dover stare barricati tutto il giorno nella “tenda letto”, io ho riutilizzato una vecchia easy dome togliendo la cellula interna, quindi veloce da montare, poco ingombro e molto efficiente, anche se in se in caso di forte vento… 

Sopra tramontana a bolsena in Gennaio a 50Km/h…mette a dura prova pescatori e attrezzatura…menomale era anche legata con la corda alla quercia. E’ meglio avere come di dicevo sopra tende più stabili e resistenti

 Sicurezza ed incolumità personale:

La sicurezza viene prima di tutto, a maggior ragione in inverno, dove non possiamo permetterci nessun errore, quindi se su utilizza il natante, giubbetto di salvagente sempre indosso,  cadere dalla barca in acqua di inverno vestiti e senza giubbetto vuol dire rischiare altamente di lasciarci la pelle, se indossate addirittura stivali o waders, andrete giù come un mattone, quindi molto semplice, visto che consiglio vivamente di affrontare le battute di pesca invernali sempre in due o piu persone, in caso di partenza anche di notte, uno ferra e l’altro gli fa indossare il giubbetto, poi si sale in barca se il recupero lo richiede e le condizioni lo permettono ovviamente, non pensate che se siete bravi nuotatori non avrete problemi in caso di caduta in acqua, provate d’estate a buttarmi in acqua bassa vestiti e cercate a stare a galla il più possibile,vedrete che sarà un impresa ardua , figuratevi con l’acqua prossima allo 0, e con abbigliamento pesante, avrete i muscoli bloccate in tempo zero, e vostri vestiti diventeranno pesi come macigni. Quindi mai come in questo caso la regola “Meglio prevenire che curare” calza a pennello.

Un'altra cosa della quale non è facile rendersi conto e che sembra facile è

La seguente:

 “Avete mai provato d’estate a risalire sopra un gommone o una barca senza una scaletta???”…Impresa difficilissima anche per un atleta, quindi e bene conoscere prima che se si vuole di risalire in barca, d’inverno, con i vestiti zuppi, l’unico modo con il quale abbiamo una possibilità di risalire è tramite, o una scaletta di corda, oppure in estremi casi…il motore delle barca…si avete capito bene…il motore della barca….come???...facendo ovviamente attenzione che questo sia fermo, dovrete mettere un piede sulla parte piana anteriore all’elica del vostro motore elettrico e tirarvi con un movimento rapido, questo su un gommone è più semplice, su una barca pieghevole tipo mariposa o portabote sarà più dura visto lo scarso pescaggio della barca stessa, che tenderà con la vostra spinta ad imbarcare acqua, comunque sperando che abbiate montato due stabilizzatori, dovreste farcela senza affondare

Anche farsi tirare su dal compagno, che è rimasto sopra la barca, può essere rischioso per il ribaltamento, in quanto inavvertitamente sarete con entrambi i pesi su un lato della barca, e la barca inevitabilmente si rovescerà, quindi chi vi tira su, dovrà stare con il peso da parte opposta della barca rispetto al naufrago, e magari con l’ausilio di una corda o un remo tirare su il malcapitato, comunque se non siete troppo lontani da riva,eventualmente il naufrago,potrà  rimanere attaccato su un lato  della barca (lontano dall’elica) e il compagno sopra, dovrà puntare subito verso riva, portandolo in salvo.

Un'altra cosa mi preme parlare, il monossido di carbonio, assassino subdolo e indolore, che si sviluppa a causa di una combustione incompleta , in carenza di ossigeno, di composti organici, come metano, carbone e legna. Il monossido di carbonio si libera soprattutto quando la concentrazione di ossigeno nell’ambiente è relativamente bassa (ad esempio, in ambienti chiusi scarsamente ventilati, tipo le nostre tende ); tale gas, considerato che durante la combustione si produce spesso con concentrazione elevata rispetto alle altre sostanze tossiche, è certamente il più pericoloso ed è il principale responsabile della maggior parte dei decessi delle persone che avvengono nel corso degli incendi. Il Co è sempre presente in una combustione da fiamma, quindi tecnicamente possibile anche dalla nostre stufette a gas.  Le conseguenze di un’intossicazione da CO dipendono dalla durata di esposizione e dalla concentrazione del gas inalato e possono essere lievi (cefalea, nausea, vomito, stanchezza) o gravi (confusione mentale, perdita di coscienza, morte).Quindi consiglio che posso darvi e di dare una scaldata veloce alla tenda prima di dormire e spengere tutto, ed  infilarsi in un ottimo sacco a pelo.

Approccio e tattica di pesca:

La carpa in inverno, essendo un pesce e quindi un animale a sangue freddo rallenta il proprio metabolismo, quindi centellinerà le proprie forze e risorse per sopravvivere ed  alimentarsi, quindi in base all‘ambiente in cui si trova sarà più o meno attiva, vediamoli in dettaglio:

Piccole cave e laghetti:

In questi ambienti se il pesce non è stato alimentato e pasturato con continuità, sarà difficile fare strike, quindi per forza usare la tattica e affidarci al nostro senso dell’acqua, quindi dovremo per forza individuare le zone di stazionamento e svernamento. Quindi  zone con ripari naturali, come alberi sommersi, grandi massi, canneti. Dovremo innanzitutto prediligere le giornate con venti caldi da Sud-Sud Ovest ed evitare i giorni con venti freddi da Nord/Nord-Ovest, tipo tramontano e maestrale.

 Se non ci è stato possibile tenere la zona pasturata,per pescate di poche ore dovremo cercare di sfruttare le ore più calde della giornata, cercando le zone di stazionamento suddette, oppure per pescate che prevedono anche la notturna, cercheremo canneti esposti al sole, che assorbono i raggi solari per ridistribuire il calore in acqua durante la notte. Come terminali prediligeremo quelli corti e magari in fluorocarbon, visto che d’inverno l’acqua è molto più chiara e limpida, con ami più piccoli ma con filo robusto (mi raccomando..), cercheremo magari di associare l’innesco, fatto soprattutto da boiles di piccolo diametro, magari squadrate con un trincetto (per far fuoriuscire gli aromi con più velocità) con un sacchetto in pva con all’interno boiles spezzettate o meglio ancora con pellets. Le boiles dovranno essere più alleggerite possibile, quindi ci aiuteremo con spugnette o sughero per alleggerirle, questo accorgimento, facilitera l’aspirazione da parte del pesce, e quindi garantirà allamate più profonde e sicure.

 Canali:

Qui il gioco si fa ancora + duro, perché spesso i canali di bonifica, avendo acque basse e relativamente ferme,  in inverno tendono a ghiacciare, rendendoci impossibile la pesca, quindi anche qui eviteremo giornate fredde e con venti provenienti dal quadrante nord. Per le pescate in sia giornata che in notturna, cercheremo, inevitabilmente i canneti(che in questi ambienti la fanno da padrone), sempre per il discorso di rilascio termico, e perché nei canali il canneto, è tutto per la carpa, stazionamento e svernamento, alimentazione e riparo, il nostro approccio sarà più soft possibile, meglio con l’utilizzo di un barchino, andremo a calare i nostri terminali, che avranno le stesse caratteristiche sopradette, proprio a ridosso dei canneti, magari accompagnati da un po’ di pellets e boiles sbriciolate. Nei canali vige l’obbligo di fare meno rumore possibile, a maggior ragione in inverno, in quanto ogni movimento che faremo sia in acqua che sulle sponde, significa mette in allarme il pesce e quindi bloccare anche la nostra minima possibilità di riuscita. Nei canali l’uso del barchino è preferibile, primo perché faremo meno rumore rispetto ad un lancio e secondo i fondali dei canali spesso sono, grossi depositi di limo, quindi un lancio se non trattenuto e frenato a sistema, anche se fatto con un piombo relativamente leggero, tenderà ad infilarsi nel morbido limo portandoci dentro anche il nostro finale, abbassando notevolmente le nostre chances di cattura. Beh se non possediamo un barchino e dobbiamo per forza lanciare, infiliamo il nostro finale in una retina di pva, faremo un po’ di rumore è vero, ma ciò che è contenuto all’interno della retina, impedirà l’affondamento del finale. Non sottovalutiamo anche il nostro sottoriva, facile da lanciare e da pasturare.