“RITORNO ALLE ORIGINI” Parte 1

 Dicono che pensare spesso al passato accada quando si comincia ad invecchiare......secondo me è la mancanza di quella spensieratezza e quella tranquillità che caratterizzava la nostra vita in tempi passati che prepotentemente viene fuori ogni qual volta constatiamo che le cose stanno peggiorando. Devo ammettere che il Carpfishing è rimasta per me l’unica valvola di sfogo, l’occasione irrinunciabile di staccare la presa e ritrovare me stesso.Gli ultimi mesi sono stati molto duri,sia per questioni lavorative che familiari,quindi al termine della stagione estiva è arrivare il momento di ribagnare quelle lenze che dallo scorso maggio non sono riuscito a mettere a mollo. Avrei preferito un altro periodo,ma questi tre giorni di fine agosto sono quello che passa il convento,quindi devo trovare un itinerario che li renda speciali.

 Come tutto ha avuto inizio.......

 Ho sempre amato la pesca in generale ma la mia preferenza per la carpa e quindi successivamente per il carpfishing ha origini nel più grande invaso del sud Italia,nato negli anni ‘50 dallo sbarramento del fiume Fortore e del suo affluente Cigno che ne da la caratteristica forma ad “Y”. Sono nato anche anagraficamente da quelle parti,quindi cresciuto su quelle sponde fino al trasferimento della mia famiglia per lavoro.Nei primi anni ’80 la mia frequentazione del lago era limitata ai tre mesi delle vacanze estive, e durante le vacanze natalizie e pasquali.Nessuno in famiglia aveva questa mia sviscerata passione per la pesca,quindi ero costretto a elemosionare uscite a nonni,zii e parenti di ennesimo grado cercando di scoprire i segreti delle loro pastelle che erano in grado di catturare carpe e tinche a ripetizione. Ancora oggi,se chiudo gli occhi,riesco a sentire quel profumo di anice , cannella e scorze di pecorino grattate..... ...ingrediendi con i quali impastavo acqua e farina di granturco in una pentola,  per cuocerla sui fornerli e dare la giusta consistenza per reggere sull’amo.Le uscite di pesca si intensificarono  quando non fui in grado di guidare il motorino per potermi spostare autonomamente. E’ ancora nitido nei ricordi il ticchettio di quella vecchia sveglia a corda di nonna che accompagnava le notti insonni in attesa che la sveglia a martelletto suonasse due ore prima dell’alba. Mia nonna non ha mai capito chi me lo facesse fare,di perdere ore di sonno e senza nemmeno portare pesci a casa. Diceva che la passione me l’aveva trasmessa il nome,dato che San Pietro era un pescatore. Arrivavo sulla riva che era ancora buio con un borsone da ginnastica con dentro le canne , la cassetta di plastica con l’attrezzatura  e una chiave inglese da 24 come arma di difesa,che non mi è mai servita ma mi faceva stare tranquillo. Pescavo a fondo con canne a due pezzi in fibra di vetro,montatura a bandiera con doppio amo e campanello attaccato al cimino per segnalare le abboccate.Quel campanello aveva un suono talmente penetrante che anche a casa nel letto,ti sembrava di sentirlo....Non vi erano molti pescatori durante la settimana,mentre durante il week end,in un paio di anse oltre la zona che frequentavo ,arrivavano puntualmente dei pescatori del frosinate.Erano attrezzati con tende e furgoni carichi di attrezzatura per affrontare una permanenza di più giorni. Incuriosito cominciai ad osservare i loro movimenti; pescavano a fondo con canne da mare, piombi a sfera da un centinaio di grammi ,classiche montature con piombo scorrevole a doppio amo,uno sotto e l’altro a bandiera sopra il piombo.Gli antenati carpisti innescavano sia granaglie cioè  una coroncina di ceci al posto del classico granturco, sia della pastella che in confronto alla mia appariva meno granulosa e più gommosa, con un profumo che ricordava le vecchie caramelle mou quadrate. Lanciavano a circa 70/80 metri dalla riva...distanze che per l’epoca non erano alla portata dell’attrezzatura di tutti, e in comune con me avevano solo i campanelli segnalatori. Per pasturare usavano un canottino con il quale buttavano in acqua decine di chili di ceci creando una linea e coprendo frontalmente la zona dell’intera azione di pesca, dalla prima all’ultima canna (una volta ne ho contate 36 in 5 pescatori) che erano piazzate in verticale come nel surfcasting.Mi è capitato una volta di assistere ad una cattura,una specchi del ceppo locale di una decina di kg che mi è sembrata enorme.Dopo averla guadinata i pescatori presero uno spezzone di cordino di un paio di metri che aveva da una parte una cappiola e dall’altra un moschettone e lo fecero passare dalla bocca per uscire dalla branchia in modo che il pesce non potesse liberarsi.Poi si avvicinarono ad una corda che aveva degli occhielli a distanza l’uno dall’altro e che era gia stesa  in acqua. Cominciarono a ritirarla e agganciate agli ultimi occhielli intravidi altre specchi più grandi dell’ultima arrivata. Erano i primi anni ’80 e la cattura e il rilascio erano poco diffuse nella cultura collettiva,di sicuro quegli esemplari non hanno fatto una bella fine e bene che sia andata sono finite in qualche lago privato.

La frequentazione di occhito da parte di questi strani pescatori di carpe/campeggiatori proseguì per altri anni con altrettante mattanze fino a quando verso la fine degli anni ’80 ci fu il boom della pesca al colpo e delle gare agonistiche e conseguentemente anche maggiori controlli.Il prelievo di grosse carpe non era esclusivamente da parte di pescatori con canne,ma anche da parte di bracconieri locali e non con fiocine nel periodo della frega e con tramagli nel resto dell’anno.Parallelamente alla pesca sportiva agonistica e al giro di interessi che ruota attorno cominciarono anche i ripopolamenti selvaggi,sparirono le tinche che erano veramente numerose e le specchi che erano la razza predominante cominciarono a calare per taglia e numero lasciando spazio a regine,cavedani,scardole e carassi.Anche le frequentazioni da parte dei pescatori di carpe a fondo cominciò a scemare fino a diventare sporadica negli anni ’90. Anche io misi da parte la pesca a fondo e cominciai a praticare altre tecniche di pesca anche perchè crescendo e perdendo gran parte della parentela,la permanenza alla mia zona d’origine divenne sempre più limitata.La passione per la pesca non mi ha mai abbandonato e con la scelta del carpfishing è diventata parte di me.

La scelta del posto.

 Negli ultimi anni ho avuto modo di affinare la tecnica e accumulare esperienze in diverse acque e nello stesso tempo seguire l’evoluzione del carpfishing sotto tutti i suoi aspetti. Per la verità in due occasioni a distanza di 4 o 5 anni l’una dall’altra mi hanno visto affrontare nuovamente le acque di Occhito con un approccio molto diverso dagli anni della mia adolescenza ma i risultati sono stati sempre al di sotto delle aspettative.E’pur vero che i periodi scelti ,causa forza maggiore,non sono quelli che preferisco e anche stavolta il periodo è obbligato.Ciò nonostante c’è qualcosa che mi spinge a ritornare su quelle sponde,una sensazione di sfida mista a quella voglia di ritrovare la tranquillità e la spensieratezza che avevo in quei giorni lontani.....oggi che sono reduce da un periodo veramente duro.Ok è deciso,seguo il mio istinto...trascorrerò i miei unici quattro giorni di ferie in questo invaso 18  per 3 km ,non per inseguire il pesce dei sogni ma la mia essenza di carpista. Questa volta userò un approccio diverso dal mio solito,ma simile a quello dei pionieri del carpfishing.Una frase detta dai pescatori locali ha sempre risuonato nella mia mente   ” i  gross ‘s fann a dig!!!” quindi mi piazzerò dalla parte della diga alla confluenza del fiume Cigno,in pratica nel vertice della forma ad “Y” in modo da intercettare le carpe di passaggio.La zona è praticamente isolata poichè c’è solo una via di accesso e termina con il cancello dello sbarramento che è gestito dal consorzio di bonifica.Adotterò la strategia del passato con qualche modifica e l’ausilio di strumenti moderni come l’ecoscandaglio creando una linea di pastura obliqua di fronte alle canne in modo da coprire l’azione di pesca a profondità diverse. Il fondale scende abbastanza rapidamente ai miei lati fino a spianare a 26 mt. Questa profondità rimane costante fino ad incontrare il vecchio letto del fiume. Sulla punta dove mi sono piazzato la profondità degrada più dolcemente permettendomi di pescare più distante dalla riva e comunque a tiro di canna. Porrò come limite all’azione di pesca proprio dove il fondale spiana coprendo a diverse profondità la striscia di pastura a base di fioccato,tiger nuts e boiles spezzettate ammollate nel fruit bomb.E’ mia intenzione fermare i branchi di carpe,creare una certa frenesia alimentare e poi selezionare la taglia con le dimensioni delle esche.Partirò con due canne a granaglie e due a boiles per poi aggiustare il tiro a seconda di come risponde il pesce.Ho scelto per questa sessione le Hipnosys e le 666,le prime innescate doppie e le seconde ad omino di neve.Entrambe dippate nello spider e impanate nel Junkie.Spider nero e junkie al pesce per le hipnosis  , spider bianco e junkie alla frutta per le 666 ;combinazioni che mi hanno fatto notare anche una certa selezione nella taglia.Anche gli inneschi a granaglie avranno lo stesso trattamento,spider e junkie ma questa volta neutro.Robusti terminali da 50 lb e uno shok dello 0,55 mi daranno una certa sicurezza sul tipo di fondale che ho di fronte,caratterizzato da grosse pietraie e marcati scalini. Ho marcato con i segnalini la linea di pasturazione a diverse profondità a 7, 12, 15 e 26 metri...ora non mi resta che aspettare e finire di montare tenda e lettino assaporando suoni e colori di tutto ciò che mi circonda.