"ROTTE DI ALIMENTAZIONE E GIOCO DI SQUADRA." Parte 1

 

I mutamenti socio culturali e la crisi degli ultimi anni hanno condizionato la nostra esistenza e di conseguenza anche tutto ciò che ruota attorno alle nostre vite. Questo non ha risparmiato la pratica della nostra amata tecnica,e per molti carpisti il tempo,oltre a quello meteorologico, è uno delle variabili che influisce sulla riuscita o meno delle nostre sessioni. Sappiamo bene che di per sé il carpfishing,è una tecnica che richiede l’utilizzo di molta attrezzatura e una preparazione molto più impegnativa rispetto alle altre. All’atto pratico poi,l’interpretazione di uno spot , ci porta a rimanere per più giorni sulle rive di laghi e fiumi e questo alla fine non è mai abbastanza specialmente se ci troviamo di fronte a nuovi itinerari senza avere informazioni precise sul comportamento delle carpe in quel determinato luogo. Ed è qui che ,secondo me,entrano in gioco le qualità di un valido angler ,cioè la capacità di interpretare il posto di pesca nel tempo che si ha a disposizione. Più questo diminuisce più abbiamo necessità di non lasciare nulla al caso partendo dalle condizioni meteo all’attrezzatura,dai terminali alla scelta del punto esatto dove calare le nostre lenze per aumentare al massimo le possibilità di cattura.

Gli ostacoli sommersi, le legnaie,gli erbai,le secche,le franate delle sponde sono tutti elementi da prendere in considerazione,con un buon ecoscandaglio o con il plumbing possiamo avere delle buone indicazioni sulle zone di alimentazione ma ci sono degli ambienti in cui tutte queste suggerimenti possono non essere vani a causa della conformazione piuttosto omogenea del fondale e delle sponde. Tempo fa mi capitò di affrontare un canale con queste caratteristiche in una sessione di tre giorni. Avevamo la possibilità di usufruire del natante ma la lettura dell’eco non svelava nessuna variazione di fondale tale da farci preferire una zona al posto di un'altra,idem per la conformazione delle sponde caratterizzate da una fitta distesa di canna palustri ma piuttosto omogenea. Quindi optammo per un approccio standard,posizionando i nostri inneschi in maniera alternata in entrambi i sottoriva e a centro canale per intercettare le carpe  nei loro spostamenti. La prima partenza arrivò già la notte stessa sul una canna centrale posizionata nel sottoriva opposto alla nostra postazione.

La seconda a poche ore di distanza e sempre sulla stessa canna. Decidemmo allora,di spostare le canne a centro canale sulla traiettoria di quella che aveva generato le partenze ma il risultato non cambiava,era quella l’unica canna a dare segni di vita. Arrivammo a posizionare altri due inneschi,stesso terminale e stessa esca a circa un metro a destra e un metro a sinistra della canna fortunata che continuava ad intervalli più o meno regolari nel suo lavoro. Che cosa aveva di così speciale quel mezzo metro di canale,apparentemente identico in tutto e per tutto al resto del sottosponda?Avevamo cercato qualsiasi anomalia con l’eco e con spago e piombo testato la consistenza del fondale,possibile che degli identici terminali alla distanza di un metro da quel punto erano del tutto inefficaci ?Perchè le carpe del canale non seguivano delle traiettorie lineari che sarebbero state intercettate dalle due lenze posizionate a monte e a valle di quella adescante,ma preferivano delle traiettorie che tagliavano il canale da una riva all’altra? Ammesso e concesso che evidentemente c’era qualcosa che ci era sfuggito,come poter individuare queste zone di alimentazione ben segnate sulle loro rotte quotidiane?Queste tutte le domande che assalivano la mia mente di carpista dopo l’ennesima cattura,un amur di oltre diciotto kg,che era stato prontamente rilasciato con tutte le cure del caso,e che aveva rigurgitato un gambero vivo di 8 cm. Dovevo trovare un nesso di casualità tra “l’hot spot”e gli spostamenti dei ciprinidi.

Comincia così a prendere in considerazione tutti i “piccoli”particolari che avrebbero potuto darmi dei suggerimenti,prendendo il binocolo per osservare minuziosamente quel metro di canale così speciale per le nostre amiche. Di tanto in tanto monitoravo anche le postazioni di altri carpisti che avevamo non molto distante per trovare qualche elemento che mi aiutasse a capire. Non sono un assiduo frequentatore dei canali,anche perché nella mia zona non sono presenti quindi la mia attenta osservazione dell’ambiente circostante non solo mi avrebbe aiutato nel comprendere l’ottima riuscita della sessione ma mi  permetteva anche di assaporare le bellezze naturalistiche di questo ambiente per me nuovo.