"ROTTE DI ALIMENTAZIONE E GIOCO DI SQUADRA." Parte 2

 

Immerso in mille pensieri,con la coda dell’occhio,intravedo la  sagoma bianca di una maestosa sgarzetta,tipico trampoliere molto comune per la zona insieme a tarabusi e aironi cenerini,che radendo le punte delle cannucce di fronte a me ,va a posarsi su una palizzata proprio a ridosso del punto in cui si erano verificate tutte le catture. Il voltile dopo qualche minuto di assoluta immobilità si tuffa tra le cannucce e ritorna al punto di posta con un gambero nel becco. Non faccio in tempo a realizzare che il solito avvisatore della solita canna comincia a suonare regalando l’ennesima splendida cattura,questa volta una regina di oltre venti kg. Oltre alla soddisfazione per lo stupendo esemplare forse avevo trovato la risposta alla maggior parte dei miei quesiti. Non avevo capito il perché le carpe avessero scelto quel metro quadro di fondale per alimentarsi ma avevo capito chi poteva aiutare a trovare quei punti magici.

In quell’ecosistema particolare ciprinidi e trampolieri hanno in comune la stessa dieta alimentare e suppongo si sia creata una sorta di simbiosi. Carpe ed amur nella loro itinerante ricerca del cibo avevano le loro specifiche zone di caccia e la loro azione sul fondo spingeva gamberi e altri organismi acquatici a rifugiarsi negli strati più alti dove erano facile preda degli aironidi che erano lì ad attenderli. Quali migliori alleati e “pescatori” di lunga esperienza avremmo potuto avere? Ora si trattava di avere la conferma di quanto teorizzato cercando altre zone di stazionamento degli amici pennuti. Come previsto la sgarzetta riprese il suo peregrinare alla ricerca di altri siti e la tappa successiva si concluse su un ramo proteso sull’acqua qualche centinaio di metri più a monte. Purtroppo la zona era fuori dalla nostra azione di pesca ma ai margini di quella di una coppia dei carpisti posizionata poco distante da noi.

Mi recai a far visita ai due anglers per scambiare qualche parola e soprattutto individuare le zone dove avevano calato i terminali . Ironia della sorte ,avevano avuto anche loro una partenza e stavano nel mezzo di un combattimento con un bell’amur. Dopo il rilascio venni a conoscenza che anche loro avevano avuto qualche partenza ma non ebbi il coraggio di chiedere in che zona queste fossero avvenute. Mi congedai con un saluto apprestandomi a ritornare alla nostra postazione,ma lungo il tragitto notai  il gommone con uno dei carpisti stava riposizionando il terminale che aveva catturato,proprio sotto il ramo su cui avevo visto posarsi la sgarzetta. Fu questo il coronamento di quell’indimenticabile uscita di pesca che oltre ad averci regalato sette catture aveva arricchito,e di molto,il nostro bagaglio di esperienze. Ci sentimmo completamente appagati sia per i risultati sia per quel qualcosa in più che l’ambiente circostante ci aveva regalato. La variabile temporale giocava a nostro sfavore poiché la sessione di pesca era ormai giunta al termine e chissà quando avremmo potuto mettere in pratica le nozioni acquisite. L’ultima partenza avvenne a gommone ormai sgonfio e purtroppo si concluse con la rottura del terminale. Sebbene la scoperta di quel punto sia stata del tutto casuale,credo che solo l’animo di un carpista avrebbe saputo cogliere le “sfumature”che ci sono al di la della sola azione di pesca.

La capacità di integrarsi con l’ambiente circostante entrando a farne parte “in punta dei piedi” ripaga di tutti gli sforzi e i sacrifici che si fanno. In fondo siamo degli ospiti in  ogni riva che ci ospita e ogni ecosistema ha un proprio ciclo vitale fatto di elementi che coesistono tra di loro. L’osservazione attenta e il rispetto per ciò che ci circonda sono la chiave di lettura per qualsiasi tipologia di acqua che  andiamo ad affrontare al di là delle conoscenze tecniche. Gli “attori”siamo noi e qualsiasi essere vivente che fa parte di quell’ecosistema proprio come in un gioco di squadra….è questo il segreto.